Dott.ssa Patrizia Castellacci

DIABETE – IPERTENSIONE – LESIONI
ioniflex: un superantiossidante che corregge i malfunzionamenti elettrici cellulari, neutralizza i radicali liberi, stimola l’attività mitocondriale e guarisce ferite e malattie degenerative.

Testimonianza

Dott.ssa Patrizia Castellacci

Medico Chirurgo, Professore A.C. di Patologia Generale, Laureata in Fisiokinesiterapia, Specialista in Psicoterapia a indirizzo Eriksoniano, Diplomata PNEI, Terapeuta in Medicina Fisica e Riabilitativa, Medico Esperto in Omeopatia, Omotossicologia, ozonoterapia e Discipline integrate, Diplomata in Iridologia Tradizionale e Olistica.

Stress ossidativo, acidosi e malattie umane

È acquisizione degli ultimi decenni che lo stress ossidativo svolga un ruolo di fondamentale importanza nella patogenesi di moltissime patologie, compreso diabete di entrambi i tipi, svariate malattie cardiovascolari, ipertensione, patologie neurodegenerative, invecchiamento precoce e lesioni cutanee di varia natura; in queste ultime è accertato che un basso livello di antiossidanti in situazioni di aumento di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) è correlato ad un ritardo nella guarigione di ulcere e piaghe.
Inoltre, è ormai universalmente riconosciuto il binomio acidosi/malattia: è opportuno ricordare che acidosi altro non è che un indice di eccesso di protoni (ioni idrogeno, depauperati della nube elettronica, quindi a carica positiva) rispetto alle cariche elettriche circolanti sotto forma di ioni negativi: la vita è infatti un flusso incessante di energia luminosa che dal Sole giunge alla terra, trasformata in energia di legame attraverso la fotosintesi clorofilliana e le catene alimentari, ne deriva che le situazioni di acidosi altro non sono che una sorta di “rallentamento vitale”, di vuoto energetico, da cui nascono e in cui si sviluppano le patologie più varie.

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Dispositivo medicale per le terapie ambulatoriali.

Consente la contemporanea applicazione di due accessori, favorendo una più rapida risoluzione delle problematiche in molteplici aree terapeutiche fra cui ortopedia, dermatologia, odontoiatria e medicina estetica. Gli accessori sono maneggevoli, funzionali al tipo di patologia da trattare e realizzati in materiali lavabili e disinfettabili.

Eziopatogenesi e comorbilità di diabete e malattie correlate

Diabete mellito e malattie cardiovascolari sono problemi medici e sociali di difficile gestione ed è in costante crescita la cosiddetta “malattia polimetabolica”, in cui valori “bor- der-line” di glicemia, colesterolemia e pressione arteriosa rappresentano la premessa quasi certa di sviluppo nel tempo di complicanze anche letali (infarti, ictus).
È inoltre noto che pazienti affetti di diabete mellito corrono un rischio maggiore di sviluppare disfunzioni vascolari e ipertensione.
La base eziopatogenetica di questa patologia non è ancora ben compresa; tuttavia sono state accumulate numerose prove indicanti che stress ossidativo e acidosi possono svolgere un ruolo cruciale nello sviluppo e nella cronicizzazione delle malattie: sappiamo ormai che lo stress ossidativo è associato a diverse patologie cardiovascolari (arteriosclerosi, ipertensione, insufficienza cardiaca, ictus) anche a causa del ruolo fondamentale nella disfunzione endoteliale che si evidenzia in queste patologie.
Inoltre lo stress ossidativo ha un ruolo importante nella eziopatogenesi di entrambe le forme di diabete mellito: i livelli elevati di radicali liberi, accompagnati dall’indebolimento dei meccanismi di difesa antiossidante, danneggiano infatti gli organuli citoplasmatici e la stessa attività di molti enzimichiave, aumentando perossidazione lipidica e sviluppo di insulino-resistenza.
Anche le complicanze vascolari e sistemiche della patologia diabetica sono associate ad iperproduzione di specie reattive dell’ossigeno, conseguenti all’iperglicemia.
Alcuni studi hanno evidenziato che sovraproduzione di specie reattive dell’ossigeno, riduzione delle difese antiossidanti ed alterazione dei percorsi enzimatici in soggetti affetti da diabete mellito scompensato, possono contribuire all’insorgenza di disfunzioni endoteliali, vascolari e neurovascolari. Anche l’insulinoresistenza è correlata a riduzione degli antiossidanti intracellulari, con la conseguenza che pazienti diabetici possono andare incontro ad un circolo vizioso, in cui la risposta carente di antiossidanti intracellulari instaura complicanze che alimentano inevitabilmente il fenomeno.

A livello sperimentale si è verificato che la combinazione di bassi livelli di antiossidanti e maggiori livelli di radicali liberi sono determinanti nel ritardare la guarigione delle lesioni nei ratti anziani e nei ratti diabetici, in perfetta analogia con l’osservazione clinica che ulcere croniche delle gambe si accompagnano a stress ossidativo localizzato e che l’insulinoresistenza è sempre associata ad una riduzione degli antiossidanti intracellulari sistemici, mentre l’utilizzo terapeutico di antiossidanti migliora almeno in parte la sensibilità all’insulina, contribuendo alla guarigione delle lesioni.
Insulino-resistenza e stress ossidativo: un circolo vizioso

L’insulino-resistenza svolge un ruolo-chiave nello sviluppo di anomalie e malattie metaboliche come il diabete mellito di tipo 2, l’obesità e la cosiddetta “sindrome metabolica”: in queste condizioni si riscontra aumento di glucosio ed acidi grassi liberi nel sangue ed incremento dello stress ossidativo, a sua volta riverberante sulla minor reattività insulinica.
Molte ricerche hanno suggerito che la disfunzione delle cellule derivi da esposizione prolungata ad alti livelli di glucosio ed acidi grassi liberi.
La glicemia costantemente elevata promuove la produzione di specie reattive dell’ossigeno nei mitocondri, che a loro volta sopprimono la prima fase della secrezione di insulina indotta dalla presenza di glucosio.
Le cellule divengono particolarmente sensibili alle specie reattive dell’ossigeno quando si impoveriscono di enzimi antiossidanti (catalasi, glutatione, perossidasi e superossidodismutasi). Quindi lo stress ossidativo risulta dannoso per i mitocondri e ciò si riflette sulla secrezione di insulina.

Molti studi convergono nel dimostrare che l’iperglicemia postprandiale è associata a stress ossidativo e che l’esposizione ripetuta ad elevata iperglicemia ed eccesso di acidi grassi liberi può indurre disfunzione cellulare, progressivamente irreversibile: è stato in tal senso ipotizzato che lo stress ossidativo possa essere il mediatore di danni ai componenti cellulari della produzione insulinica.
Una delle maggiori sedi di produzione di radicali liberi dell’ossigeno è rappresentata dai mitocondri, la cui disfunzione può favorire complicanze vascolari del diabete, malattie neurodegenerative e precoce invecchiamento cellulare.
Nelle cellule del pancreas insulino-secernenti e nelle cellule-target dell’insulina, si ritiene che la produzione di specie reattive dell’ossigeno sia legata a disfunzioni della catena respiratoria mitocondriale.

Anche l’iperglicemia e le anomalie del quadro lipidico riscontrate in soggetti obesi risultano associate a disfunzione mitocondriale e stress ossidativo. I dati sperimentali e clinici evidenziano che la maggior perossidazione lipidica tipica del diabete mellito non insulino-dipendente è causa primaria delle complicanze vascolari nel diabete.
Lo stress ossidativo ha certamente un ruolo importante nella patogenesi di svariate patologie cardiovascolari tra cui l’ipertensione e studi clinici rilevano maggior produzione di specie reattive all’ossigeno in pazienti affetti da ipertensione essenziale, indicando chiaramente nello stress ossidativo il meccanismo unificante di ipertensione ed arteriosclerosi.

Complicanze vulnologiche del diabete

I radicali liberi dell’ossigeno sono determinanti nella ritardata guarigione di lesioni ischemiche (così come il ricorso terapeutico ad antiossidanti può, almeno parzialmente, migliorare la riparazione di ulcere cutanee ischemiche): in pratica i ROS agiscono ostacolando e ritardando la riparazione delle lesioni conseguenti ad ischemia- riperfusione e sepsi.
Con ogni evidenza, quindi, diabete mellito, malattie cardiovascolari, ipertensione e difficoltà di riparazione delle lesioni, troverebbero patogenesi comune nella sproporzione tra radicali liberi prodotti ed eliminati. L’efficacia della ioniterapia tissutale nel trattamento di ulcere e piaghe potrebbe quindi basarsi proprio sulla stabilizzazione mitocondriale e sul conseguente miglioramento della fisiologia cellulare e vascolare.

Ionizzazione tissutale negativa: nostra esperienza

La ionizzazione negativa viene da tempo utilizzata per la purificazione ambientale dell’aria e il trattamento dell’acqua: tecnologie che hanno precisi riferimenti in natura nei fenomeni elettrici che accompagnano i temporali e nelle cascate, inconsapevolmente imitate dalla saggezza delle antiche generazioni con la creazione delle tante fon- tane che ancora ritroviamo nel mondo: la caduta di acqua su pietra sprigiona ioni negativi, che ripuliscono l’aria circostante.

Assoluta novità, frutto della Ricerca italiana e coperta da brevetto, è invece l’impiego di apparecchiature in grado di ionizzare direttamente i tessuti, in un processo che rapidamente coinvolge l’intero organismo grazie al movimento, sotto gradiente elettrico, di ioni-ossigeno negativi, che oltre a colmare i vuoti energetici dei distretti in acidosi metabolica svolgono un documentato effetto antiossidante, utile nel trattamento di qualsiasi patologia alimentata da radicali liberi. Scopo dello studio-pilota che presentiamo è stato quello di verificare l’efficacia degli ioni negativi emessi dal dispositivo ioniflex per il trattamento di diabete, ipertensione e lesioni cutanee croniche correlate. ioniflex è un dispositivo elettrico non invasivo che invia un flusso fisso e costante di elettroni in tutto il corpo, funzionante con una batteria ricaricabile che eroga corrente diretta.

Ionizzazione tissutale negativa: nostra esperienza

Abbiamo trattato 8 pazienti sofferenti da molto tempo di diabete, ipertensione e lesioni cutanee attive, non cicatrizzate.
I pazienti sono stati trattati per un periodo variabile dai 2 ai 4 mesi, in funzione della risposta, per circa 2 ore al giorno, 5 giorni alla settimana e sottoposti a controllo quotidiano della pressione sanguigna e della glicemia.
Al termine dello studio, in tutti i soggetti, le lesioni cutanee apparivano notevolmente migliorate, se non guarite, e sempre è stata evidenziata una buona compensazione del diabete mellito e dell’ipertensione, con conseguente possibilità di riduzione di dosaggio della terapia farmacologica convenzionale concomitante. Non sono mai stati riferiti effetti collaterali imputabili alla ioniterapia.

QUI DI SEGUITO RIPORTIAMO UNA SINTETICA DESCRIZIONE DEL CASO PIÙ GRAVE ED EMBLEMATICO.
Paziente settantenne di sesso maschile, affetto da diabete non insulinodipendente scompensato, con ipertensione grave ed ipercolesterolemia. All’arruolamento accusava problematiche gastroenterologiche (nausea, vomito, diarrea) e circolatorie: segni di evidente sofferenza ischemica di un piede, che si presentava iperemico ed infiammato fino al malleolo mediale, mentre l’alluce si presentava lateralmente scuro ed il secondo dito era notevolmente tumefatto.
Il paziente è stato trattato con antidiabetici orali, terapia antibiotica (amoxicillina/acido clavulanico), dieta adeguata al quadro diabetico e messo in trattamento con ioniflex secondo lo schema esposto in precedenza.
Il piede ha evidenziato fin dai primi giorni un progressivo miglioramento, fino a completa guarigione, la pressione sanguigna e la glicemia iniziavano a migliorare nella seconda settimana fino a normalizzarsi alla quarta settimana dopo l’inizio del trattamento ionizzante.
Dalla sesta settimana si poteva cominciare a ridurre progressivamente la somministrazione di farmaci, che diventava drastica all’ottava settimana e come tale proseguiva nei mesi successivi al trattamento con ioniflex.

Conclusioni

Il dispositivo usato nello studio fornisce cariche negative ai tessuti, saturando i radicali liberi con gli elettroni mancanti: l’effettiva rigenerazione dei tessuti, con il concomitante miglioramento notato nelle condizioni generali dei pazienti, è espressione di un effetto antiossidante molto potente sui tessuti localizzati e sull’intero organismo, a livello cellulare e mitocondriale in particolare, dove a livello di catena respiratoria sono più frequenti le produzioni abnormi di radicali liberi.
La scelta di testarlo su pazienti affetti da diabete mellito, ipertensione e lesioni cutanee croniche, era finalizzata a verificare l’ipotesi di lavoro che fornire cariche negative all’intero organismo possa contribuire a contrastare lo stress ossidativo, stabilizzare i mitocondri, prevenire l’ulteriore formazione di radicali liberi in eccesso e “colmare” con flussi ionici negativi le aree di acidità tissutale. I risultati di questo studio dimostrano che la ioniterapia ha evidenti effetti terapeutici per diabete, ipertensione e lesioni. Presumibilmente uno dei meccanismi d’azione è l’attività antiossidante, accompagnata ad un effetto sistemico e locale sull’acidosi metabolica: in altri termini ciò che rende ioniflex una sorta di “superantiossidante”, in grado non solo di correggere i malfunzionamenti elettrici delle cellule ma anche di neutralizzare i radicali liberi e di stimolare la normale attività energetica mitocondriale, è da ricercare nel flusso “vitale” di cariche negative che il dispositivo eroga.

Ricordiamo che altri studi evidenziano come la ioniterapia tissutale sia utile per il trattamento dei tessuti molli e per trattare la ritardata formazione del callo osseo nelle fratture.
Andando indietro nel tempo, negli anni ’80 del secolo scorso, alcuni ricercatori rilevarono che la terapia ionica diretta era straordinariamente efficace nel trattamento di ascessi gengivali e che accelerava sensibilmente la guarigione delle ferite (sappiamo che i campi elettrici ionici stimolano la secrezione di fattori di crescita e la produzione di mitocondriale di ATP): il limite ad un utilizzo generalizzato era nei dispositivi rudimentali allora disponibili, aspetto completamente superato con l’avvento di ioniflex.

Siamo ragionevolmente certi che, se le nostre osservazioni verranno avvalorate da ulteriori studi su più ampie casistiche, la terapia con ioni negativi potrà rivoluzionare la stessa storia naturale e conseguente gestione di malattie croniche: visto che stressossidativoe danni correlati ai tessuti sono comune denominatore di cronicizzazione, l’utilizzo di ioniterapia con ioniflex potrebbe verosimilmente proporsi quale terapia non farmacologica di riferimento, da sola o in associazione con strategie convenzionali.

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